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Il presepe ligure

Il fiorire delle arti a Genova fece seguito al costituirsi della città come repubblica indipendente nel 1528.

Le prime produzioni consistono in statuine intagliate nel legno, dorate e dipinte che prendono a modello sculture in marmo, paliotti d'altare, trittici, quadri riproducenti Natività e Adorazioni dei Magi, che si trovano nelle chiese della città e del circondario.

 

Il fenomeno procede di pari passo con il costume devozionale delle processioni durante le quali era usanza trasportare a spalla grandi statue di legno dipinte, commissionate dalle varie confraternite (le così dette "Casaccie") come quelle del "Santo Presepio" e dei "SS. Tre Re Magi". Documenti confermano, almeno dal 1610, l’uso del presepio mobile; si sa inoltre che nel medesimo secolo sono in uso delle statuette con le parti visibili modellate in cera, come pure si hanno figure ritagliate a traforo e dipinte da artisti di valore. Tuttavia il caratteristico presepio genovese del Settecento sarà quello con figure in legno interamente scolpite.

Difficile stabilire quando l'usanza del presepio sia passata dalle confraternite alle case private. Pare abbastanza probabile che nei primi anni del XVII secolo gli unici committenti di figure presepiali siano state le organizzazioni religiose; soltanto dopo la seconda metà del secolo l'usanza si sarebbe diffusa anche tra la nobiltà. Non a caso il periodo delle committenze patrizie coincide con le migliori produzioni, tanto nella qualità quanto nella quantità, delle statuine.
Anche a Genova, del resto, si verifica un fenomeno di partecipazione e di emulazione: dalla fine del Seicento i nobili gareggiano con le chiese nell'allestire scenari e commissionare figure. Come a Napoli e in Sicilia il presepe privato finisce per costituire un arredo di valore che offre l'occasione di far sfoggio della propria sontuosità, pertanto favorisce l'attività di numerosi artisti e artigiani specialisti nell'intaglio, raccolti in numerose botteghe tra cui, la più famosa, quella del Maragliano. La specializzazione non è infatti meno varia e attiva che a Napoli, né meno sviluppata: anche a Genova compaiono orafi, argentieri, armaioli, cesellatori, stuccatori, ebanisti e indoratori che forniscono gli oggetti necessari, quelli che a Napoli si chiamano " finimenti ". Non meno attenta la cura nella confezione degli abiti: tra Seicento e Settecento numerose dame della nobiltà, per svago o per gioco, si dilettano nel vestire di trine i propri pastori.

Per quanto complesso, il presepe genovese è tuttavia meno vario di quello napoletano: mentre infatti quest'ultimo rappresenta uno spaccato della quotidiana vita urbana, il primo è più fedele al racconto evangelico, pur non escludendo elementi estranei allo stesso. In effetti, sebbene anche a Genova il presepio diventi spettacolo in quanto cede alla moda, è tuttavia evidente la fedeltà al mistero di Betlemme. La stessa scenografia, rimasta semplicissima, ignora i giochi prospettici propri della tradizione partenopea, ma è portata a riprodurre, in un andamento corale verso la mistica grotta, la teoria processuale delle Casaccie.
Se a Napoli si assiste ad una tendenza alla verticalità e ad un affollarsi di figure, tanto che il mistero della Natività sembra perdersi nella minuziosa ed attenta ricostruzione degli ambienti, a Genova si notano invece la tendenza all'orizzontalità e la singolare assenza di profondità.
Se si può affermare che a Napoli il presepio si caratterizza per il passaggio dalla costruzione di manichini in legno all'esecuzione in terracotta dipinta delle teste, a Genova ciò non avviene: la contemporanea presenza di figure interamente in legno e di altre snodate, sicuramente di mano del Maragliano, conferma che la tecnica non subisce sostanziali cambiamenti. Il manichino resta comunque senza dubbio di più rapido allestimento; tra l’altro esso si prestava anche, mutati gli abiti e gli addobbi, ad una rinnovata utilizzazione.

Natività
Bissone/Maragliano
Genova

Anton Maria Maragliano - nato nel 1664 e morto nel 1741 - è senza dubbio la figura più nota nel panorama scultoreo e presepiale genovese del '700, attivissimo nelle due Riviere con gruppi per altari e statue professionali, nonché figure e gruppi presepiali. La vastissima produzione dell’artista e della sua bottega ha fatto sì che spesso si attribuissero al Maragliano figure la cui paternità, ad una più attenta analisi, risultava chiaramente di altri artisti. Ebbe come maestri l'intagliatore e scultore Andrea Torre (1651-1700) e il pittore Domenico Piola (1627-1703) destinato a suggerirgli i ritmi del decorativismo barocco di molte sculture.
La prima caratteristica della scuola che a lui si richiama è data da un segno incisivo e forte, teso: i suoi personaggi, longilinei e asciutti, quasi sempre barbuti, presentano spesso zigomi sporgenti, venature del collo e nervature in evidenza, capelli in ciocche ribelli. Alla stessa scuola sono inoltre da attribuire probabilmente alcuni tipi ricorrenti: la sorridente villanella, la vecchia in costume dalle mascelle pronunciate e rilevate, il mago dalla barba fluente e bipartita. Spesso le figure presentano una forma allungata della testa.

In realtà il Maragliano rappresenta il punto d'arrivo della scultura lignea in Liguria. Collegata all'attività delle confraternite in una continuità che deriva dal primo Cinquecento, la fama cui assurgono gli intagliatori genovesi è vasta; tuttavia ancora sulla fine del XVI secolo e nel primo decennio di quello seguente la produzione di intaglio non è inizialmente rivolta alle statuette da presepio. Anzi la scuola che più ebbe rilievo, quella dei " Pippi " derivata da Filippo di Santacroce detto Pippo, non lasciò tracce sufficienti che denuncino una particolare attenzione per quel tipo di prodotto. Le sue figure tramandano uno stile di intaglio cinquecentesco, ingenuo e popolaresco, lontano dal movimento di linee che si impone nel corso del Seicento.
Se con i " Pippi " l'intaglio è ancora precario e scarsamente evidente la ricerca fisionomica, la situazione muta con i Bissoni: la scuola, che ebbe come capostipite Domenico Gaggini da Bissone, giunto a Genova nel 1678 da Venezia, annoverò il figlio Giovanni Battista, Marc'Antonio Poggio, Domenico e Filippo Parodi e si riconosce, oltre che per una più accurata ricerca anatomica, per linee e forme dai larghi piani plastici, non ancora sfaccettati, come invece si userà nel Settecento. Il discorso su questa linea di ascendenza entra nel vivo con Pietro Andrea Torre, allievo della scuola dei Bissoni, cui succede il figlio Giovanni Andrea (ormai a metà del Settecento, maestro del Maragliano) con il quale si conclude un ciclo di cui quest'ultimo è in qualche modo erede.
Inoltre, accanto al Maragliano agirono almeno altri due artisti: Gerolamo Pittaluga (1689-1741) di Sampierdarena, che la tradizione e la critica ricordano come specialista nell'esecuzione di animali, e Bernardo De Scopft, detto lo Scopettino.

La produzione del Maragliano e dei suoi contemporanei, intagliatori e scultori, è in realtà quasi unicamente riservata alla classe patrizia. Il presepe ligure non è infatti un fatto popolare nel senso corrente del termine: soltanto alla fine del secolo e nei primi anni del susseguente, grazie all'opera di umili " figulinai ", e di alcuni veri maestri, come Filippo Martinengo detto il Pastelica (1750-1800), Stefano Murialdo, Giacomo Boselli, autore di statuine e di gruppi allegorici in maiolica e in porcellana, e soprattutto del Brilla, l'usanza di allestire il presepio in occasione delle feste natalizie diviene comune e ne divengono finalmente partecipi anche la classi meno abbienti.
I calchi usati per foggiare le figurine presepiali erano ricavati in gesso e costituiti da due metà speculari da accostare strettamente per comprimervi dentro l'impasto di creta. Venivano così confezionati il tronco e la testa perché le braccia, come i doni per il Bambino, erano plasmate a mano e applicate nei vari atteggiamenti in modo da caratterizzare i soggetti desiderati.
A diversificare gli esemplari derivati da un medesimo stampo contribuivano anche le differenti coloriture, effettuate a tinte vivaci dopo la cottura in forno a 950 gradi.

Figurine in terracotta e stampi in gesso

Alla produzione industriale e artistica savonese si affiancò ben presto ad Albisola quella casalinga: statuine modellate e dipinte in maniera naif dalle madri, mogli e figlie delle maestranze, venivano smerciate nell'annuale mercato di Santa Lucia che si svolgeva il 13 dicembre a Savona. Ultima depositaria di questa ingenua ma poetica forma di artigianato è Beatrice Schiappapietra che ha operato ad Albisola fino al 1970.
Il tradizionale presepio popolare era usualmente composto da circa due dozzine di elementi. Evidentemente irrinunciabili apparivano i componenti della Sacra famiglia, con bue e asinello (la Madonna, normalmente in piedi a braccia aperte, all'Epifania poteva venir sostituita da un'altra con il Bimbo presentato sulle ginocchia ai regali adoratori), un angioletto con il cartiglio del Gloria e i Magi con qualche "guardia" al seguito. Fra i pastori non potevano mancare Gilingo e Gilinda, i primi arrivati, riconoscibili perché i soli a figurare inginocchiati con le loro offerte (un agnellino e le fasce per il Neonato) davanti alla culla.
A questi essenziali protagonisti potevano aggiungersi altri soggetti a piacere; tuttavia si considerava auspicabile la presenza del pifferaio, Maffeo, e dello Zeùn, l'eterno freddoloso, nonché d’almeno un paio di pecorelle.

Ultimi epigoni dell'arte presepiale ligure, gli scultori Arturo Martini e Tullio Mazzotti che negli anni '20 progettarono presepi fissi in ceramica, nello stile improntato ai canoni estetici proposti dal movimento futurista.